Se hai una Partita IVA in Regime Forfettario, la domanda che ti fai ogni mese è la stessa: "quanto mi resta in tasca?". In questa guida vediamo esattamente come si calcolano le tasse nel forfettario nel 2026, con la formula completa e tre esempi pratici con numeri reali.
La formula completa
Ecco i passaggi del calcolo, quelli che usa anche l'Agenzia delle Entrate:
Il coefficiente di redditività dipende dal codice ATECO della tua attività. Per sviluppatori e consulenti IT è il 67%. Per le attività professionali (avvocati, architetti, ingegneri, designer, ma anche marketing, formazione e consulenza aziendale) è il 78%. Vedremo la tabella completa più avanti.
Un punto spesso frainteso riguarda l'INPS: i contributi che versi nell'anno si deducono dal reddito imponibile prima di calcolare l'imposta sostitutiva (art. 1, comma 64, L. 190/2014). Li indichi nella dichiarazione dei redditi dell'anno dopo, ma riducono già l'imposta dell'anno in cui li versi.
Nel primo anno con incassi non hai ancora versato contributi (il primo versamento è a giugno dell'anno dopo), quindi non c'è nulla da dedurre e l'imposta si calcola sull'intero imponibile. Dal secondo anno deduci i contributi versati nell'anno: il saldo dell'anno precedente e gli acconti dell'anno in corso. A regime, con un reddito stabile, equivalgono più o meno all'INPS dell'anno stesso: è la stima che usiamo negli esempi. Nel secondo anno la deduzione reale è persino più alta, perché si sommano il saldo del primo anno e gli acconti del secondo.
Esempio 1: Consulente IT a €40.000
Marco è un consulente informatico a regime (dal terzo anno di attività). Fattura €40.000 all'anno. Codice ATECO 62.01.00 (sviluppo software), coefficiente di redditività 67%, aliquota imposta sostitutiva 15%. Dall'imponibile deduciamo l'INPS dell'anno stesso, che con un reddito stabile è una buona stima dei contributi versati nell'anno.
Calcolo per Marco — Consulente IT
Marco tiene in tasca circa €2.500 al mese su €40.000 di fatturato. La pressione fiscale effettiva è del 24,9% — comunque più bassa rispetto al regime ordinario per lo stesso reddito.
Esempio 2: Designer freelance a €25.000
Laura è una graphic designer al primo anno di Partita IVA. Fattura €25.000. Codice ATECO 74.10.21 (design grafico), coefficiente 78%, aliquota 5% (regime startup, primi 5 anni). Essendo al primo anno non ha ancora versato contributi, quindi non c'è nulla da dedurre: l'imposta si calcola sull'intero reddito imponibile.
Calcolo per Laura — Designer (startup 5%)
Con l'aliquota al 5% dei primi 5 anni, Laura paga quasi nulla di imposta sostitutiva. Il grosso delle tasse è l'INPS — che però è anche la base della pensione futura.
Esempio 3: Architetto a €65.000
Paolo è un architetto affermato. Fattura €65.000 all'anno. Codice ATECO 71.11.00 (architettura), coefficiente 78%, aliquota 15%. Nota: Paolo è iscritto a Inarcassa, non alla Gestione Separata INPS — l'aliquota previdenziale cambia.
Tabella coefficienti di redditività per codice ATECO
Il coefficiente di redditività determina quale percentuale del tuo fatturato è considerata "reddito imponibile" ai fini fiscali. Ecco i principali:
| Settore | Coefficiente | Esempi |
|---|---|---|
| Commercio al dettaglio | 40% | Negozi, e-commerce con magazzino |
| Commercio ambulante (alimentari) | 40% | Mercati, street food |
| Commercio ambulante (altri) | 54% | Vendita ambulante non alimentare |
| Alloggio e ristorazione | 40% | B&B, ristoranti, bar |
| Altre attività economiche | 67% | Sviluppatori e consulenti IT, servizi alle imprese |
| Attività professionali | 78% | Avvocati, architetti, designer, ingegneri, marketing e pubblicità, formatori, consulenti aziendali |
| Costruzioni e immobiliare | 86% | Imprese edili, agenti immobiliari |
| Intermediari del commercio | 62% | Agenti di commercio, rappresentanti |
Primo anno vs anni successivi
Il primo anno con incassi in forfettario è il più "leggero" fiscalmente. Paghi solo le tasse sull'anno corrente, senza acconti. Ma dal secondo anno cambia tutto: devi versare il saldo dell'anno precedente più gli acconti per l'anno in corso. In compenso, da quel momento l'imposta sostitutiva si calcola al netto dei contributi INPS versati nell'anno.
Attenzione alla definizione di "anno": per acconti e deduzione conta il primo anno con incassi. Se hai aperto la P.IVA nel 2025 ma il primo cliente ti ha pagato nel 2026, il 2026 è il tuo primo anno: niente acconti e niente deduzione. A giugno 2027 paghi insieme il saldo 2026 e il primo acconto 2027. L'apertura della P.IVA conta invece per l'aliquota al 5%, che vale per i primi cinque anni.
Questo significa che a giugno del secondo anno potresti dover pagare quasi il doppio rispetto al primo. Per questo è fondamentale accantonare dal primo giorno — non al primo pagamento delle tasse.
Errori comuni nel calcolo
1. Dimenticare di dedurre i contributi INPS versati
Dal secondo anno con incassi l'imposta sostitutiva non si calcola sull'imponibile pieno, ma sull'imponibile meno i contributi INPS versati nell'anno (saldo dell'anno precedente più acconti dell'anno in corso). Se applichi il 15% all'intero imponibile, sovrastimi le tasse da accantonare. Nel primo anno con incassi, invece, non c'è nulla da dedurre: non hai ancora versato contributi.
2. Confondere lordo e imponibile
Il coefficiente di redditività riduce il tuo fatturato ai fini fiscali. Se fatturi €50.000 con coefficiente 67%, l'imponibile è €33.500 — non €50.000. È da €33.500 che parte il calcolo delle tasse.
3. Non considerare gli acconti
Dal secondo anno con incassi, il carico fiscale reale è più alto perché paghi sia il saldo che gli acconti. Molti freelancer si fanno sorprendere dalla prima scadenza di giugno.
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